Teodoro Lacava, allievo (1895-1917)

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Un pioniere del volo: Teodoro Lacava

Non pochi alunni del Liceo trovarono la morte combattendo durante il primo conflitto mondiale. Altri se ne aggiunsero trent'anni più tardi, quando la guerra tornò ancora a mietere giovanissime vittime. Nel 1918 i caduti del Liceo furono onorati con la lapide che ancora oggi orna il cortile dell'Istituto. Ad alcuni di essi furono inoltre dedicate le aule del corridoio principale del Liceo e sulla porta di ciascuna classe si legge tuttora la lapide commmorativa. Quello stesso anno la scuola dedicava agli alunni scomparsi un libretto, contenente le foto e le gesta degli ex-alunni morti in guerra.

Ad appena 22 anni lasciò la vita il Tenente Aviatore Teodoro Lacava, nativo di Isernia, sorpreso dal nemico durante una missione aerea a Gorjansko, in Slovenia, il 13 aprile del 1917. Nonostante la morte così precoce Lacava può essere annoverato, a Napoli, nei primissimi anni del Novecento, fra i pionieri del volo.

«Le notizie dei primissimi voli effettuati da audaci piloti, non potevano non accendere nell'animo di vari giovanissimi napoletani la passione per il volo; la lontananza da Napoli delle prime scuole di pilotaggio, le ingenti spese per il conseguimento del brevetto di pilota e la resistenza spirituale delle famiglie, dovuta anche alla scarsa conoscenza dei rapidi progressi della navigazione aerea, rappresentarono ostacoli insormontabili per appagare la nobilissima aspirazione di poter emulare le gesta dei primissimi navigatori del cielo.

Come poter soddisfare tale aspirazione?

Come potersi staccare dalla dura terra?

Dall'estero giungevano notizie che ardimentosi ufficiali, tra i quali i capitani Saconney, Madiot e Cody, si erano innalzati a grandi altezze, servendosi di treni di Cervi volanti. Quale mezzo più accessibile per poter scalare l'azzurro?

Immediatamente fu impiantata una modesta officina e si provvide all'approntamento di legnami e tele leggerissime.

Si costruirono i primi verricelli. Artiere solertissimo fu Teodoro Lacava, mentre Francesco Giordani, oggi Direttore dell'Istituto di Chimica presso l'Università di Napoli, fu, per le sue approfondite cognizioni in aerodinamica, il nostro tecnico.

Dopo i primi lanci, si passò alle prime esperienze meteorologiche. Sul cavo teso nell'azzurro dal Cervo volante pilota, un Cervo volante trasportatore recava in alto nell'atmosfera vari strumenti di misurazione, come anemometro, bussola, orologio, barometro e una macchina fotografica, che, con scatto automatico, consentiva di poter far conoscere, insieme alla temperatura, la direzione e l'intensità delle correnti aeree alle varie quote. Con lo stesso sistema furono eseguite le prime fotografie dall'alto e, per far fronte alle spese di costruzione di apparecchi e di verricelli di dimensioni sempre maggiori, fu escogitato il sistema della pubblicità dall'alto, che non mancò di interessare varie ditte commerciali, con le quali furono stipulati regolari contratti pubblicitari.

Mentre per le esperienze scientifiche il lungo-mare costituì il nostro campo di manovra, per la pubblicità aerea ci servimmo delle ampie terrazze del palazzo del Comando in Piazza del Plebiscito, che ci consentirono di poter tranquillamente effettuare il lancio di migliaia e migliaia di manifestini multicolori sulla parte più centrale della città.

Allo scopo di attirare l'attenzione del pubblico, accanto all'involucro contenente il materiale pubblicitario era disposto un ingegnoso sistema che faceva precedere l'apertura dello stesso da una fortissima detonazione. Alle nostre esperienze non mancarono appassionati spettatori che ci coadiuvarono con grande alacrità. Tra i più assidui era un giovanissimo: Corradino Corrado, oggi brillante Ufficiale Superiore della R. Aeronautica e conquistatore di un primato aviatorio internazionale.

Tali esperimenti, iniziati nel 1910, furono continuati negli anni successivi fintanto che Teodoro Lacava, chiamato alle armi, non partì da Napoli per seguire più tardi un corso di pilotaggio, che lo portò a conquistare, entro brevissimo tempo il tanto sospirato brevetto di pilota aviatore.

Scoppiata la conflagrazione europea, il modesto costruttore di Cervi volanti ebbe modo di rifulgere nelle più rischiose imprese di guerra, pagando, poi, con la vita la sua nobile passione.

Il 19 agosto 1917, il comunicato ufficiale menzionò che di 218 aeroplani un solo apparecchio non aveva fatto ritorno alla base e quello era il suo!

Al genitore in ansia per un silenzio troppo prolungato, Gabriele d'Annunzio cosi telegrafò: "I1 suo figliuolo, prode, ha incontrato nella battaglia la bella morte che tutti gli invidiamo. Onore al padre esemplare che accetta il sacrificio con cosi nobile fermezza. Noi serberemo il ricordo del compagno eroico e del duplice esempio. Viva l'Italia! Capitano d' Annunzio".

Con sollecita cura il Governo volle premiare degnamente l'eroico tenente Lacava e gli decretò la medaglia d'argento al Valore con la seguente motivazione: "Pilota di aeroplano, diede costante prova delle più alte virtù militari, portando sempre a termine, con entusiasmo, i difficili mandati affidatigli. I1 4 agosto 1917, sotto un violento tiro antiaereo, coadiuvando l'osservatore in modo perfetto, gli permetteva di compiere un importante rilievo fotografico a bassissima quota. I1 19 agosto 1917, partito volontariamente per un bombardamento, con sereno spirito di abnegazione attaccava forze avversarie superiori, che gli impedivano di raggiungere l'obbiettivo, sopraffatto dal numero, resisteva fino all'ultimo e, piuttosto che cedere, preferiva morire, affermando mirabilmente i nostri colori nel cielo nemico. Cielo del Carso 4-19 agosto 1917".



Estratto da G. Maisto, Ad astra. Pionieri napoletani del volo, Napoli, La via azzurra, 1948, pp. 57-60.


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