Riccardo Muti, allievo (n. 1941)

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Muti, la bacchetta magica

È raro cogliere nell'uomo la coesistenza di due immagini, quella dell'uomo antico e dell'uomo nuovo, perché, in genere, l'uomo nuovo, lungo l'arco della propria esistenza, solitamente prende il sopravvento sull'antico, soffocandone la purezza e la spontaneità; nell'artista, invece, no, le due nature convivono mirabilmente, in un processo di continua osmosi, ognuna con la propria dimensione umana, senza alcuna conflittualità di ruolo. È il caso di Riccardo Muti, maestro, genio musicale, oggi professionista famoso, un tempo, certo non molto lontano, allievo del Liceo Vittorio Emanuele II di Napoli, allievo senza dubbio eccezionale, poiché riusciva a contemperare con gli studi classici anche quelli musicali (presso il Conservatorio S. Pietro a Maiella) che sarebbero, poi, divenuti fondamentali per la sua luminosa carriera.

Volevamo che Muti ci scrivesse qualcosa dei suoi ricordi di scuola, ma abbiamo preferito riportare le testimonianze dell'ex alunno in una forma forse inusitata, ma più intima e sincera, non convenzionale, non studiata. Sono stralci da interviste e una lettera indirizzata al suo professore, Ugo Moncharmont, già docente di Scienze nel nostro Liceo.

Giovanni Buttafava chiede:

- Lei si riconosce nella sua "immagine pubblica"?
- No, sono proprio due mondi separati. Cerco di evitare il più possibile di guardarmi nello specchio e di vedere di fronte a me il noto direttore d'orchestra Riccardo Muti... A volte la mia persona è considerata illeggibile: mi dicono autoritario, introverso, scontroso, e così via. È solo difesa.

- Che cosa difende?
- Difendo un'altra persona che mi sta dentro, che è poi l'antico ragazzo del liceo Vittorio Emanuele di Napoli. In vecchiaia vorrei poter ritrovare questa persona, non quella dei viaggi aerei, degli incontri mondani [1].

Altrove Alberto Sinigaglia raccoglie questa dichiarazione:

In me esistono due persone: lo studente liceale che non avrebbe mai pensato di diventare un personaggio noto e il direttore d'orchestra. Il professionista lo tengo per il pubblico, il ragazzo di liceo lo ritrovo ogni sera quando vado a letto: lo tengo per me e per gli amici più cari [2].

Nelle parole dell'ex alunno, ora Maestro incomparabile, affiorano spontaneamente, senza sollecitazione alcuna, i ricordi e le riflessioni sull'ormai lontano mondo della scuola, vera testimonianza, profonda nostalgia di un'età che, come il fanciullino pascoliano, vive in lui, manifestazione di purezza e di semplicità, espressione della parte più autentica dell'uomo.

Paola Gianì

 

 

Note

1. Da L'Espresso n. 47 del 30 novembre 1986.

2. Da La Stampa di Torino, 7 dicembre 1986.



Estratto da Liceo Classico Statale V. Emanuele II Napoli, 1861-1986 nel 125° della fondazione, Bassano del Grappa, 1987, pp. 107-117.


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