Raffaello Trojano, docente (1863-1909)

 

Gli studi filosofici di Trojano all'Esposizione di Parigi del 1900 in rappresentanza del nostro liceo

Negli anni dell'ultimo decennio del secolo scorso Paolo Raffaello Trojano, nato a S. Angelo all'Esca, paesino dell'avellinese, il 25 gennaio 1863, uno dei maggiori pensatori di quel tempo, insegnò al liceo Vittorio Emanuele di Napoli.

L'infanzia e la giovinezza trascorsero tra le mura del palazzo avito, in un profondo contatto con la natura. Prima gli studi classici e poi quelli letterari, filosofici e giuridici all'Università di Napoli, dal 1880 al 1885, formeranno il Trojano alle scuole di Zumbini, Bertrando Spaventa, Fiorentino, Barzellotti e soprattutto di Filippo Masci. A soli ventidue anni scrisse il suo primo saggio, L'animale politico, presentato alla R. Accademia delle Scienze Morali e Politiche di Napoli e dall'anno successivo ha inizio una notevole produzione scientifica, che culminerà nel 1907 quando pubblica la sua opera maggiore: Le basi dell'Umanismo.

Qui, nell'ambito di quanto di nuovo era emerso dalla filosofia kantiana, il Trojano analizza e precisa gli ambiti della ricerca filosofica che si rivolge non più all'essere ma allo spirito, che, non più essere e sostanza, si manifesta come attività ed energia. Pertanto se la realtà tutta è fenomeno essa si fa oggetto della filosofia solo se questa affronta i problemi riguardanti il principio interiore della realtà fenomenica, lo spirito.

Ma il Trojano afferma di voler costruire un pensiero come "ritorno all'uomo" e allora lo spirito non sarà concepibile come una astratta apriorità, una formalità trascendentale ma come il risultato di una vita unitaria psico-fisica, dove interagiscono, per eguale dignità, il razionale e l'irrazionale, il pensiero e i sentimenti, l'intelletto e la fantasia, il principio del conoscere e del pensare e quello del vivere e del godere, in definitiva tutti i momenti delle corporeità e quelli delle spiritualità.

Con questa filosofia dell'esperienza, della persona concreta, dell'uomo vivente il nostro filosofo si misurava a distanza con l'umanesimo marxiano e poneva le premesse dell'attualismo gentiliano.

A questo punto l'orizzonte metodologico e critico della filosofia di Paolo Raffaello Trojano si presenta quanto mai vasto e complesso. Essa si schiera contro il panteoreticismo cartesiano, ripercorrendo le vie vichiane che ispireranno molte pagine del Trojano. Questi correggerà, come abbiamo visto, l'apriorismo kantiano del quale accentua la valenza più spiccatamente realistica e storicistica, ma dove il Trojano si rivelerà più profondo e lungimirante dei suoi contemporanei, in un clima europeo ed italiano, di reazione idealistica delle scienze, è proprio nell'aver recuperato alla ricerca filosofica il metodo e il sapere delle scienze, antiche e di più recente costituzione, quali strumenti di lavoro altrettanto validi rispetto a quelli più propriamente filosofici.

Ma sono i vivissimi umori esistenzialistici e pragmatistici, che attraversano tutto il pensiero del Trojano, a darci il fascino di una concezione filosofica per la quale lo spirito umano vive, si sviluppa e progredisce attraverso i sentimenti-valori di dolore, di piacere e, sommamente, di calma, di serenità, dell'alipia, conquista e tregua catartica di tutte le tendenze, le volontà, le aspirazioni degl'individui, nella quale questi realizzano la loro redenzione sia dal dolore che dal mero piacere, e in cui i sentimenti non si reprimono ma si conservano; e in ciò il filosofo mostrava d'intendere bene lo schema dialettico hegeliano.

Il sentimento dell'alipia, concetto centrale nel pensiero non solo etico del Trojano, è, quindi, uno stato interiore e fisico di grande pace e libertà, momento di benessere come conquista di bene morale, infatti "prima della ragione, e come necessaria condizione di essa, vi è la vita", con i suoi bisogni, le sue mancanze, le soddisfazioni da conseguire, le tendenze, le energie creative. Ponendo, così, l'accento su quelle ragioni del vitale, sulle quali mediterà l'ultimo Croce.

La centralità data al problema morale, che il Trojano sviluppò sia criticamente che storiograficamente, spinge il filosofo a compiere un viaggio in Germania verso la fine del secolo scorso (si sa praticamente nulla su questa parentesi biografica: le date precise, i luoghi, le frequentazioni filosofiche), per trovarsi sicuramente a diretto contatto con quegli ambienti dove venivano dibattute le problematiche del valore, se egli, poi, fu fra i primi ad approfondirle e a diffonderle nell'ambito di una sua visione caratterizzata da un fondamentale scetticismo e relativismo storicistici.

Vediamo così il Trojano muoversi nell'ancora esiguo e nascente filone degli studi dell'Herbart, del Lotze, del Meinong, del Windelband, del Rickert e di psicologia scientifica e sociale di Ehrenfels. In Italia se ne cominciavano ad occupare, in contemporanea o successivamente al Trojano, il Tarozzi, l'Orestano, il Calderone, il Della Valle e il Croce.

Per la filosofia del Trojano, infatti, non esistono valori in sé e per se stessi, al di fuori cioè, delle singole coscienze che valutano, conoscono, credono, esprimono, pertanto il momento positivo della vita spirituale, l'alipia, è conquista storica e culturale e non acquisizione astrattamente dialettica; dal momento che le coscienze individuali sono un campo di relazioni e di relatività storicistiche, sociali, teoretiche, religiose, etiche, estetiche. I valori, dunque, come le conoscenze e le azioni, le credenze e le espressioni, sono radicati storicamente nelle situazioni storicamente e socialmente umane degli individui.

Non potendo qui esporre per intero la concezione estetica del Trojano, assai complessa ed interessante, ci limiteremo a lumeggiarla attraverso i problemi che egli andava elaborando negli stessi anni in cui Croce si apprestava a scrivere la prima versione del suo pensiero d'estetica. Tra i due filosofi si accese ben presto una polemica filosofica intorno alla possibilità e impossibilità di ridurre la storia ad arte, polemica che arrivò a condurre i due filosofi alla vigilia di un duello cavalleresco, come si usava allora, che però non avvenne.

La polemica aveva un fondamento nell'ambito del problema, postdesanctisiano dei rapporti tra forma e contenuto, delle distinzione concettuali-categoriali tra arte e storia, arte e filosofia, tra conoscenza intuitiva e conoscenza logica. Per il Trojano l'arte è attività fantastica, il cui contenuto è il tipico e l'ideale delle individualità, non l'individualità (il particolare) in sé e per sé. Ma il contenuto, l'ideale e il tipico delle cose, "si cala sempre nella forma di una individualità". L'estetica del Trojano si caratterizza per una serrata polemica contro il formalismo, avendo maturato profondamente l'importanza formativa del contenuto, la cui "natura" non può essere ignorata dal "pensiero formatore". La fantasia artistica, dunque, non è, come per il Croce, intuizione prelogica, atecnologica, incolta (o acolta) ma può creare solo se si sostanzia di osservazione della realtà, solo se è consapevole degli sviluppi storici dell'arte, solo se ha presenti i rapporti sociali, solo se si immerge nella coscienza popolare delle immaginazioni collettive, solo se l'artista mette da parte (in parentesi) se stesso, la sua interiorità, "sdoppiando, a dir così, il proprio io".

In definitiva per il Trojano tra fantasia ed intelletto, tra irrazionale e razionale, tra sentimento e ragione vi deve essere interazione, infatti "non si può certo porre in dubbio che i sentimenti estetici siano accompagnati da sentimenti intellettuali". Mostrando, così, di aver compreso la indubbiamente difficile concezione vichiana degli "universali fantastici", che invece il Croce, pur grande scopritore del Vico, lasciava cadere come oscura o minata da contraddizione in termini.

L'estetica del Trojano appare percorsa da quelle tematiche che si dibatteranno e si dibattono nei nostri giorni, fra le quali quella dell'autonomia dell'arte che si presenta nel Trojano trattata con ammirevole duttilità speculativa che gli deriva certamente da una approfondita conoscenza del mondo degli artisti, delle arti e delle opere d'arte.

Nel 1900 le opere del Trojano furono presentate a Parigi, nell'ambito della prestigiosa partecipazione del Liceo Vittorio Emanuele di Napoli, fra le poche istituzioni a rappresentare la cultura italiana all'Esposizione Universale della capitale francese.

Il filosofo moriva il 9 giugno 1909, a soli quarantasei anni, senza perciò avere la possibilità di portare a termine, approfondendola, la sua ricerca filosofica. Filippo Masci, il suo amato maestro, tenne il discorso commemorativo; ora riposa nel recinto degli uomini illustri del cimitero di Torino, nella cui Università aveva tenuto l'insegnamento di Filosofia Morale dal 1901, dopo aver tenuto corsi quale libero docente per diversi anni all'Università di Napoli.

Quali considerazioni critiche è possibile trarre sull'intero pensiero filosofico di Paolo Raffaello Trojano, del quale sono stati dati solo rapidi cenni? Diremo subito che egli profuse le migliori energie nell'insegnamento, nel quale s'impegnò, ricordato come "maestro autorevolissimo e solenne", in un'opera di demolizioni metodologiche nelle menti degli allievi di ogni forma di sapere dogmatico, precostituito ideologicamente, pregiudiziale, aprioristicamente astratto. E furono subito polemiche, accuse, travisamenti e distorsioni del suo pensiero.

Egli seppe dare delle valenze originali agli stessi filoni filosofici ai quali si rifaceva e perciò rimase al suo tempo un isolato, spesso un anticipatore incompreso. Fu antinaturalista, antipositivista e antimaterialista pur tenendo ben presenti le ragioni di quei momenti teorici; aderì alle tesi evoluzionistiche ma non in senso antropologicamente positivista ma umanistico e storicista; fu un antidealista pur formatosi idealisticamente e tra i filosofi più convinti per un ritorno a Kant; fu un antipsicologista pur ammettendo le basi psicologiche dello spirito; fu antimetafisico e contro una filosofia religiosa pur ritenendo importante e ineliminabile la necessità per l'uomo di pensare secondo un immanentismo metafisico e di avere storicamente e socialmente esperienze religiose; fu contro sia le filosofie individualistiche che collettivistiche pur difendendo e sostenendo le ragioni e il senso dignitoso dell'individualità umana della persona, e quindi della sua socievolezza. Per il nostro filosofo "l'uomo isolato non esiste".

Il Trojano appare ben consapevole dei problemi che l'epistemologia moderna, tra la fine del secolo scorso e gli inizi del nostro, andava ponendo per rifondarsi. È così che il Trojano intende la conoscenza scientifica secondo le categorie del probabilismo, delle ipoteticità e delle possibilità. Infatti per il filosofo la soggettività del ricercatore influenza le oggettività osservate e descritte, così come il sapere scientifico si accompagna alla conoscenza di sé.

Egli fu tra i primi a teorizzare intorno alla possibile costituzione della filosofia del diritto come nuova ed autonoma scienza, ove venissero contemplati criticamente i rapporti possibili tra ciò che è giusto e ciò che è legale.

Un altro carattere distintivo era l'originale fondamento bibliografico che il Trojano dava alle sue opere, del tutto inconcepibile per i suoi colleghi, soprattutto italiani, di allora. Gli è che nell'opera del Trojano trovavano eco e promozione tutto un nuovo indirizzo europeo di studi interdisciplinari, ricco di conseguenze positive negli studi di questi ultimi tempi.

Paolo Raffaello Trojano volle indagare sulla mondanità dell'uomo, sull'umano nell'uomo, ma non dell'uomo "in grande" degli antichi né dell'umanità in generale degl'illuministi ma dell'individuo "normale", che oggi chiameremmo comune, della strada, la cui vita interiore, a tutti i livelli di esperienza, è storicamente e socialmente determinata. Il Trojano ebbe la forza e la dignità di vivere la sua filosofia morale, che vuol essere una "cura" del dolore e del piacere, per farli diventare principii di azione morale, creazione di storia. Così la sua filosofia invitava a superare ogni scetticismo storicistico, al quale pur voleva introdurci, quando egli diceva: "Voi, o giovani, sarete degni del nome di uomini non per i vostri dolori, ma per l'energia che saprete spiegare nel redimervi da essi".

Ma non per affermare un meschino ed egoistico principio edonistico, del quale fu pur accusato, in quanto la redenzione personale dal dolore coincide con la redenzione altrui; infatti per il Trojano la grandezza di ogni individuo è la sua coscienza del comune dolore e la sua volontà di libe-razione; così come il fine umano "abbraccia il benessere e il ben vivere dell'individuo e del tutto a cui l'individuo appartiene", e cioè dei suoi contesti naturali e sociali.

Nel pensiero del Trojano vi sono, come si vede, non pochi tratti di modernità e di attualità, per i problemi che apre e che le giovani generazioni di oggi sentono come propri, dibattendoli nelle varie forme partecipative.

Un pensatore che attende ancora di essere studiato e riconosciuto come tra i più significativi del nostro tempo.

Stelio Di Bello

 

Scheda bibliografica

a) Opere di P.R. Trojano

L'animale politico, in R. Accademia di Scienze Morali e Politiche, Napoli 1885.
La giustizia secondo Aristotele, Tocco, Napoli 1886.
I partiti politici, Tocco, Napoli 1890.
Partizione aristotelica della filosofia con particolare riguardo alla filosofia pratica, in Atti dell'Acc. dei Lincei; Pierro, Napoli 1892.
Le idee morali e politiche in Esiodo, Tocco, Napoli 1892.
La ricostituzione dei partiti politici conforme alla pubblica opinione e la partizione aristotelica della filosofia con speciale riguardo alla filosofia pratica, Tocco, Napoli 1892.
I sentimenti estetici, I p., Pierro, Napoli 1895.
La critica letteraria, a proposito di una recente pubblicazione di B. Croce e d'una nota di F. De Sanctis, Pierro, Napoli 1895.
Per la critica letteraria, Pierro, Napoli 1895.
Scritti varii, Pierro, Napoli 1895.
Classificazione delle scienze in generale e sociali e politiche in particolare, Pierro, Napoli 1895; già in La rivista di scienze soc. e pol., 1892.
I primordi della filosofia del diritto e della morale (premio della R. Acc. dei Lincei), Pierro, Napoli 1895; già in Riv. di sc. soc. e pol., 1892.
Gli inizi della riflessione morale ed economica in Grecia (premio della R. Acc. dei Lincei), Pierro, Napoli 1896; in Riv. Ital. di scienze mor. e pol., I, 1897.
Dottrine morali di Protagora ed Aristotele (premio della R. Acc. dei Lincei), Pierro, Napoli 1896.
Ethica, Pierro, Napoli 1897.
I rapporti fra l'Etica e la Metafisica di Aristotele, Pierro, Napoli 1898.
La storia come scienza sociale. Prolegomeni, vol. I, Pierro, Napoli 1898.
Ricerche sistematiche per una filosofia del costume, 2 voll., Pierro e Paravia, Napoli 1900-01 (il III vol. non fu pubblicato).
La filosofia morale e i suoi problemi fondamentali (prolusione al corso di Morale all'Univ. di Torino, 3 febbraio 1902), Clausen e Pierro, Torino e Napoli 1902; Pierro e Veraldi, Napoli 1902.
Studi di scienze sociali e politiche, Pierro, Napoli 1902.
Postilla alla Prolusione, Pierro, Napoli 1903.
Del bello musicale e de' suoi rapporti col costume, s.d.
Classificazione delle scienze, Pierro, Napoli 1905.
Per il tramonto di un astro, in Il Campo, Torino 1905.
Le basi dell'Umanismo, Bocca, Torino 1907.
L'umanismo pedagogico, in Rivista pedagogica, 1908.
L'educazione economica, in Rivista pedagogica, 1908.
Ateologia, teleologia e umanismo in Aristotele, Pierro, Napoli 1909.

Esistono manoscritti per una vasta opera sulla religione e altri sulla filosofia del diritto, in possesso degli eredi e non editi anche per volontà dell'autore. Nei programmi di studio del filosofo vi era un lavoro sull'individualismo morale ed estetico.

Nel 1892 fondò e diresse "La rivista di scienze sociali e politiche"; uscì per poco più di un anno.

 

b) Opere su P.R. Trojano

B. Croce, La critica letteraria: questioni teoriche, Loescher, Roma 1895.
B. Croce, Intorno alla critica letteraria, Pierro, Napoli 1895.
G. Gentile, Il concetto della storia, in Studi storici del Crivellucci, VIII, Pisa 1899.
B. Croce, La storia considerata come scienza, Pierro 1901-02; ripubblicata in Primi saggi, Laterza 1918.
G. Vidari, Recensione alla Prolusione di P.R. Trojano, in Riv. filosofica, II, 1903.
G. Vidari, L'individualismo nelle dottrine morali del sec. XIX, 1909.
Il pensiero del Trojano è citato in più punti nel Dizionario di scienze filosofiche di C. Ranzoli, Hoepli 1905-16.
G. Della Valle, Premesse dell'umanesimo, in Rivista pedagogica, 1907.
F. Masci, Discorso commemorativo tenuto il 13 giugno 1909, in Atti della R. Acc. di Scienze Morali e Politiche, Napoli.
G. Calenda, L'opera filosofica di P.R.T. (con bibliografia), Formiggini, Modena, 1909.
A. Aliotta, La reazione idealistica contro la scienza, Optima, Palermo 1912 (n. 1, pag. 262).
G. Della Valle, Teoria generale e formale del valore, Torino 1916.
L.M. Billia, in Nuovo Risorgimento, anno XI, fasc. VII (vi si parla di un "maestro autorevolissimo e solenne" nel quale il Venturini ritiene di individuare il Trojano (pag. XII; n. I).
E.E. De Maria, Qualche appunto sulle basi dell'Umanismo (critica malevola nei riguardi dell'opera del Trojano, come fa notare il Venturini, p. XII, n. I).
M. Venturini, La Filosofia dell'Umanesimo di P.R. Trojano, Bocca, Torino 1919.
Olga Trojano, Il sentimento nella filosofia di Paolo Raffaello Trojano, Sbrozzi, Foligno 1933.
Voce Trojano P.R., in Enciclopedia Italiana Treccani.
G. Artieri, Napoli punto e basta?, Mondadori 1980 (a proposito della polemica col Croce e relativa sfida a duello).
S. Coppolino, Introduzione storico-critica alla ristampa di La storia come scienza sociale, Giannini, Napoli 1983 (nell'ambito dell'attività scientifica della Cattedra di Storia della Filosofia dell'Università di Messina).

Sono state date notizie riguardanti la vita e le opere di P.R. Trojano in pubblicazioni, che non è stato possibile reperire, di Luigi di S. Giusto e di Emma Cagnis di Castellamonte.

 

Estratto da Liceo Classico Statale V. Emanuele II Napoli, 1861-1986 nel 125° della fondazione, Bassano del Grappa, 1987, pp. 89-98.

N.B.: fra la bibliografia più recente si ricordano gli Atti del Convegno Nazionale di studi su Paolo Raffaello Trojano (Avellino 22-24 aprile 1999), a cura di A. Montano e F.S. Festa, Avellino, Edizioni del Centro Dorso, 2004.