Leopoldo Ciccone, docente (1851-1927)

Un professore di Fisica tra '800 e '900: Leopoldo Ciccone

Remigio Leopoldo Alessandro Ciccone, nasce a Carpinone (IS), terzo di sette figli, il 2 novembre del 1851 da Don Gennaro e Lucrezia Malerba. Di famiglia benestante, si trasferisce a Napoli dove vivevano alcuni dei suoi fratelli, che erano medici affermati, per proseguire gli studi e nel 1873 consegue la Licenza in Scienze Naturali presso la Regia Università di Napoli.

L'8 luglio del 1876 si laurea a Napoli in Fisica e l'anno seguente diventa Professore della Scuola Tecnica G.B. Della Porta con D.M. del 27 novembre. In quello stesso anno insegna Fisica anche al Liceo Parificato Cirillo (poi Liceo Genovesi), sempre a Napoli con D.C. 27-11-1877. Partecipa a concorsi a cattedra presso il liceo Principe Umberto, presso il liceo Agostino Nifo di Sessa Aurunca, dove viene nominato, ma rifiuta per "sopraggiunti motivi di famiglia" e presso la Scuola Normale Superiore del Regno, dove risulta 1° su 130 candidati, viene nominato a Bari ma rifiuta nuovamente.[1]

Nel frattempo sposa Giovanna Barbato da cui ha un figlio. Proposto dal Direttore, nel 1878 assiste gli Allievi della Regia Scuola di Applicazione degli Ingegneri nelle esercitazioni di Chimica. In quello stesso anno pubblica I telefoni, la storia e la teoria e Ancora del Radiometro: osservazioni.

Nel 1877 pubblica la traduzione del Trattato di Fisica di Jamin: prima versione con note e aggiunte, e nel 1880 tiene una serie di conferenze nella scuola di Fisica e Chimica del Ministero dell'Agricoltura e Commercio.

Il 1879 è l'anno della svolta per il Nostro, infatti, mancando in organico presso l'università Federico II il posto di Assistente alla cattedra di Fisica, il prof. G. Govi chiede ed ottiene che il nuovo ufficio sia creato per il prof. Ciccone con una retribuzione straordinaria di £ 1200 annue.[2] Sono di quell'anno le pubblicazioni Esposizione storica dei lavori che hanno preparato la moderna Scienza della Spettroscopia, Sulle variazioni di livello dell'acqua in un pozzo della Solfatara di Pozzuoli,[3] Un'equazione fondamentale sui movimenti del Cuore.[4]

Nell'anno accademico 1881-82 pubblica Rivista critica sul 'Traité théorique et pratique des Piles Électriques' di Cazin e 'La lumière éléctrique' par Foulard et Alglave.[5]

Nel 1883 ottiene la Libera Docenza con effetti legali in Fisica Sperimentale presso la Regia Università di Napoli, nel frattempo l'ufficio di Assistente viene messo in organico con D.M. 1 novembre 1883 per cui diviene assistente effettivo confermato per un biennio, è di quell'anno la pubblicazione Intorno alla Resistenza elettrica nel vuoto.[6]

Nel 1885 è nominato professore di Fisica presso il R. Educatorio Regina Margherita e il 22-9-86 è trasferito, dopo aver vinto un concorso, presso l'Educatorio Regina Mariapia con un aumento di stipendio. Contemporaneamente diventa Coadiutore del Gabinetto della Regia Università dal 1-1-85 al 31-10-86 con Govi prima e Villari dopo.

In sostituzione di Govi e "per espresso suo desiderio" tiene ufficialmente l'insegnamento di Fisica Sperimentale all'Università negli anni accademici 1885-86, 1887-88, 1888-89. In qualità di coadiutore tiene un corso di conferenze e di esercizi pratici agli Allievi della Scuola di Magistero dell'Università dal 1883 per dieci anni. Rimane coadiutore fino a 1892.

Nel 1893 è professore reggente di Fisica e Chimica nel R. Liceo di Matera, comandato poi al Vittorio Emanuele di Napoli. Da questo momento abbandona l'insegnamento universitario per dedicarsi ai giovani del liceo. Nel 1895 gli viene affidato il Gabinetto di Fisica.

Nell'opuscolo Il Gabinetto e la Scuola di Fisica[7] egli scrive:

... si è cercato e si cercherà di attrarre gli scolari nell'orbita di questa disciplina, piuttosto acuendone la curiosità, anzi che imponendo loro, dommaticamente, le nuove verità. Solamente gli ignoranti supini dormono sonni tranquilli sui cuscini dell'indifferenza, senza desideri e senza aspirazioni alte. È sempre possibile, dunque destare l'attività dello spirito de' giovani, stimolandone opportunamente l'amor proprio; indicando l'esempio di coloro che da codesti studii trassero maggiori benefizii; e mostrando, come in miraggio, tutte le attrattive degli infiniti e meravigliosi servigi che le scienze ci prestano.

Da queste ispirate parole risulta evidente l'amore del Ciccone per la scienza e la sperimentazione, Ciccone è un precursore dei moderni metodi didattici, infatti sebbene in quel periodo il Laboratorio non fosse ancora sufficientemente attrezzato egli si propone

... di ammettere i migliori allievi alla preparazione degli esperimenti da ripetersi nelle lezioni pubbliche, farsi da essi coadiuvare, e abituarli alle tante difficoltà, che capita di dover vincere anche quando si facciano le investigazioni più elementari. È vero che codeste esercitazioni non sono contemplate ne' Regolamenti delle nostre scuole; ma chi scrive è convinto che l'abilità di mano e d'occhio, così acquistata, giovi infinitamente per lo sviluppo delle facoltà della attenzione, della precisione, del sorvegliamento dei sensi.

Raffinato pensatore e didatta, egli scrive, nel suo programma:

lo studio della Fisica, a parer mio, diverrebbe un mezzo efficacissimo di educazione del carattere dell'allievo al quale verrebbe ispirando un ardente amore per la verità, un vivo desiderio di seguirla, ed uno sprezzo infinito pel sofisma e pel paradosso pretenzioso. Una volta acquistato l'indomabile amore per la verità e la pazienza tenace della ricerca, lo spirito del giovane sarebbe formato, perché esso sarebbe divenuto retto e forte. A parer mio la scuola di Fisica deve essere propriamente e innanzi tutto una palestra [corsivo nel testo originale] nella quale l'intuizione e la forza della ragione possano svolgersi al contatto dei fatti e con l'applicazione della più minuta e rigorosa analisi logica. Onde importa moltissimo che lo scolaro, riferendo le nuove idee che si vanno destando nel suo intelletto, acquisti tutta quella precisione di forma e quell'ordine e quella misura, che provino come codeste idee non siano restate semi in secco...

Sostenitore accanito della sperimentazione come metodo didattico afferma:

certamente finora nelle scuole di esercitazioni teoriche e di investigazioni sperimentali se ne sono fatte raramente o punto. Ma è chiaro che, essendo garanzia di profitto non possono essere trascurate, perché le applicazioni sono la più sicura via per la quale si giunge alla intelligenza compiuta della teoria. Ancor oggi, a questo proposito potrebbero ripetersi le testuali e gravi parole che l'illustre Poisson ebbe nel 1837 per le scuole di Francia: il ne faut rien leur demander (aux élèves) en dehors des formules, et rien non plus sur la maniere de les convertir en nombres; ils ne se font aucune idée des diverses quantités qu'elles renferment.

Nel Vittorio Emanuele introduce come libro di testo la sua traduzione del Jamin che, a quei tempi, col Ganot e il Daguin, erano i testi di Fisica Sperimentale più usati a livello europeo. Egli continua a pubblicare articoli su riviste internazionali. Nel periodo in cui fu Direttore del Gabinetto di Fisica del Vittorio Emanuele fece costruire dal meccanico della scuola G. Coletti diverse macchine e strumenti di fisica sui disegni dei libri in suo possesso ed altri ne fece acquistare, arricchendo il Gabinetto fino a farlo diventare un moderno laboratorio. Sicuramente è suo l'Allegato A presentato dal liceo all'Esposizione Universale di Parigi nel 1900 in cui compaiono ben 356 strumenti di fisica. Nel verbale della seduta plenaria del 25 luglio 1923 risulta che il Preside rivolse "un caldo e affettuoso saluto ai professori Ciocca e Ciccone, che colpiti dai limiti di età, lasciano l'insegnamento" dal quale deduciamo che Ciccone rimase al nostro liceo fino alla pensione. Morì a Portici il 3 gennaio 1927.

Gioia Molisso

 

Note

1. Stato di servizio di Leopoldo Ciccone, Archivio del Liceo Vittorio Emanuele.

2. AUN, 1881-82.

3. Atti della Regia Accademia delle Scienze, Napoli, 1870.

4. Atti dell'Associazione dei Naturalisti e Medici, Napoli, 1879.

5. "Rassegna critica", diretta da A. Angiulli, Vol. III, Napoli, 1882, da AUN, 1881-82.

6. AUN, 1883-84.

7. Il Gabinetto e la Scuola di Fisica nel R. Liceo V.E. II in Napoli, Napoli, Stab.Tip. Pierro e Veraldi, 1900.



Estratto da Il Museo del Gabinetto di Fisica e Chimica "Leopoldo Ciccone" del Liceo Ginnasio "Vittorio Emanuele II" di Napoli. Catalogo 1861-1900. Inventario 1861-1960, a cura di G. Molisso, Napoli, Nella sede dell'Istituto, 2008, pp. 105-107.