Giovanni Forcina, docente (1871-1960)

La biografia di Giovanni Forcina,
professore del Regio Liceo Vittorio Emanuele

 

L'insegnamento e le attività scolastiche

Giovanni Forcina, di Mattia e Maria Ciambotti, nacque il 20 novembre 1871 a Frondarola, una frazione del comune di Teramo, a 6 km dal capoluogo, che oggi ha circa 200 abitanti[1]. Compiuti gli studi liceali nel Regio Liceo Ginnasio di Teramo (oggi Liceo Ginnasio "Melchiorre Delfico") fece il concorso come istitutore dei collegi statali, ottenendo prima l'incarico nel Convitto Nazionale di Teramo con stipendio mensile di 1300 lire, poi in quello del Regio Liceo Ginnasio "Vittorio Emanuele" di Napoli come "Istitutore di 2ª classe", con decreto ministeriale del 15 maggio 1894, con stipendio aumentato a 1500 lire mensili. Infine, dopo la laurea in lettere classiche, conseguita il 17 dicembre 1896, con una tesi in letteratura greca su Luciano, pubblicata lo stesso anno[2], ebbe l'incarico di insegnamento nelle classi inferiori del Regio Ginnasio Vittorio Emanuele, con decreto del primo gennaio 1898, mantenendo lo stesso stipendio di 1500 lire mensili[3].


Fig. 1. La moglie Raffaella

In quegli anni, mentre studiava per la laurea, egli aveva abitato al Convitto; ma, dopo la nomina a professore, ottenuta la sospirata autonomia, aveva deciso di mettere su casa, fittando due stanze a vico San Giovanni Maggiore n. 2, nei pressi di Piazza San Domenico maggiore, che aveva sistemato con l'aiuto della sorella Caterina, che aveva fatto venire dai lontani monti abruzzesi.

Durante quei quattro anni di convivenza con la sorella conobbe un'avvenente commessa di una rinomata profumeria, che si sentì attratta dal bel giovane dalla barbetta curata, con aria da sapientone, pieno di attenzioni per lei. La sorella, un po' rude per le sue origini montanare, non vedeva di buon occhio questo legame, ritenendo che il dotto fratello poteva aspirare a qualcosa di meglio. Ma il professore aveva ormai deciso. Le nozze furono celebrate nel 1903 e la sorella tornò alle sue montagne[4].

Intanto il professore continuava ad insegnare nel Liceo Vittorio Emanuele, partecipando attivamente alle varie attività scolastiche e prendendo parte a vari Congressi Nazionali delle Scuole Medie, il secondo del 1903[5], il quarto, del 1905[6] e il sesto, nel 1907[7]. E proprio in quest'ultimo Congresso era intervenuto in merito al ruolo unico degli insegnanti, su cui egli si dichiarava favorevole, anche perché insegnava al ginnasio inferiore, per ovviare alla sperequazione che poteva sorgere con gli insegnanti del liceo[8]. Nel contempo si interessava alle riforme di cui si stava discutendo in quel periodo[9], rivendicando però nel "Collegio dei Docenti" "la piena autonomia dell'insegnamento che non potrà non uniformarsi alle proprie personali esperienze scolastiche"[10]. Egli infatti, oltre ad occuparsi dell'insegnamento, dal 1915 era stato nominato nella commissione per la gestione della Biblioteca dei professori e responsabile della Biblioteca Circolante degli alunni, per la quale auspicava un maggiore interesse da parte dei suoi colleghi, in modo da stimolare maggiormente l'interesse degli alunni[11]. Poi nel 1920 era stato nominato Bibliotecario della Biblioteca dei professori, che era stata ampliata, tanto da richiedere anche la collaborazione di altri due docenti[12].

Nel contempo dopo lo scoppio della guerra di Libia, nel 1911[13], cominciava a manifestare le sue idee nazionalistiche[14], espresse anche durante il pranzo di battesimo della nipote Maria Delia, ai primi del 1915, quando disquisiva dell'entrata in guerra dell'Italia e del problema di Trieste e Trento[15]. Poi, allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, si era mostrato sinceramente interventista. Difatti nell'adunanza del Collegio dei Docenti del 26 maggio, due giorni dopo l'entrata in guerra, si legge:

"Il prof. Forcina propone, tra gli applausi dei colleghi, che si mandi un saluto speciale di solidarietà e d'augurio a quei colleghi che sono stati chiamati a servire la patria"[16].

E l'anno seguente, il 29 settembre, alla riapertura dell'anno scolastico, il Forcina presentava il seguente ordine del giorno:

"Il Consiglio dei Professori, nella riapertura dell'anno scolastico, rivolge un commosso saluto dei giovani della nostra scuola e s'inchina davanti al patriottico dolore delle famiglie, esprime particolare condoglianza all'Illustre Preside, la cui opera è legata alla migliore tradizione del nostro Istituto, donde il suo figliolo Manfredi perdeva in breve tempo la sua promettente giovinezza alla patria; delibera affidare ad una commissione lo studio di proposte per onorare in modo degno gli istituti"[17].


Fig. 2. Inaugurazione dell'a.s. 1919-1920. Il prof. Forcina legge un discorso
davanti alla lapide posta in ricordo degli alunni caduti in guerra.

Poi alla fine della guerra egli scrisse un encomio per commemorare gli alunni morti in guerra, letto all'inaugurazione dell'anno scolastico 1919-1920[18].

Intanto aveva conosciuto il poeta Gabriele D'Annunzio, di cui aveva seguito con entusiasmo le eroiche imprese, specie quella di Fiume, dove il Vate era entrato trionfalmente il 12 settembre 1919 alla testa di 2600 ribelli dell'esercito, i Granatieri di Sardegna, proclamando l'annessione della città al Regno d'Italia[19].

La conquista di Fiume, "un evento spettacolare, specchio fedele della personalità del poeta - soldato", conclusasi drammaticamente a fine 1920 con il "Natale di sangue"[20], dovè fare breccia nell'immaginario del professor Forcina, che avrà seguito con trepidazione gli eventi svoltisi tra il 1919 e 1920, culminati nell'estate del 1920, quando lo stesso Liceo Vittorio Emanuele aveva deciso di raccogliere dei fondi per i bambini di Fiume che subivano le conseguenze della guerra.


 

Fig. 3. Napoli, giugno 1920, Cartolina prodotta dal Regio Ginnasio
Liceo Vittorio Emanuele per la raccolta di fondi per i bambini di Fiume[21].

Perciò il professore Forcina, spinto dagli eventi ed entusiasta per l'"impresa dannunziana, avrà preso la storica decisione di recarsi a Fiume in un periodo di vacanza estiva, a fine giugno 1920, per vedere quanto stava accadendo e partecipare, sia pure da spettatore, agli eventi storici. Di questo suo "viaggio immaginifico" resta solo una foto molto simile a quella in cui lo stesso D'Annunzio era stato immortalato con i suoi legionari e una sconfinata ammirazione per il vate D'Annunzio, come ricorda il nipote acquisito Vito Sirago, con il quale amava condividere i ricordi della gioventù.

 


Fig. 4. Gabriele D'Annunzio a Fiume nel 1919 coi suoi legionari[22].

 


Fig. 5. Fiume, 30 maggio 1920: il prof. Forcina al centro in abiti borghesi[23].

E del suo incontro con D'Annunzio a Fiume resta una foto con dedica del vate al professor Forcina, custodita tra le carte di famiglia.

 

Fig. 6. Foto di Gabriele D'Annunzio a Fiume, 1920, dedicata a Giovanni Forcina.


Poi nel 1922 aderì al fascismo, come nazionalista, non come amante dello squadrismo, data la sua indole mite e bonaria.

Intanto dal 1921 era stato invitato a scrivere una grammatica latina dall'Editore Morano, all'epoca forse il più accreditato editore napoletano, già divulgatore del vocabolario greco del Bonazzi, pubblicata in poco tempo, con adeguati esercizi, semplice, essenziale, di facile apprendimento, spesso preferita alla analoga grammatica di Zenoni, ritenuta più complessa, più difficile, che ebbe un certo successo[24]. Poi lo stesso editore gli chiese di continuare con la sintassi, quindi furono pubblicate sintassi ed esercizi, un corso completo. Questo successo gli permise di acquistare un appartamento costruito in cooperativa a cura dell'Ente per il Risanamento presso all'Arco Mirelli,a Via Luca da Penne, dove traslocò verso il 1930, di comune accordo con la moglie. Inoltre egli potè permettersi qualche svago - una traversata a mare da Genova a Napoli e la villeggiatura estiva a Torre del Greco, presso la villa di Enrico de Nicola, dove trovava il tempo di dar lezioni private[25].

Fig. 7. Anno Scolastico 1923-24: il prof. Forcina accanto al preside Cotronei,
davanti alla chiesa di San Sebastiano[26].

Intanto, mentre continuava la riedizione della grammatica e della sintassi, coadiuvato da Roberto d'Alfonso, dal 1929, sotto la guida del nuovo preside Francesco Landogna, promosso al grado di Console secondo una recente disposizione del Comando Generale della Milizia, si occupava anche con rinvigorito vigore della Biblioteca, in cui il preside, fascista militante, aveva proposto l'istituzione di una Biblioteca di cultura fascista[27].

Finalmente il 1934, dopo aver speso la parte migliore della sua esistenza nell'insegnamento, andò in pensione, salutato calorosamente dai suoi colleghi che gli donarono una medaglia d'oro e una pergamena dell'artista Vincenzo Sacco, in ricordo dei lunghi anni trascorsi nel Liceo Vittorio Emanuele. Ed egli li salutò con una toccante lettera di congedo[28].


 

Fig. 8. Anno Scolastico 1933-34[29].



La sua attività di precettore dei principi Amedeo e Aimone d'Aosta

Verso il 1910 diventò insegnante privato di italiano e latino dei principi Amedeo e Aimone d'Aosta, nati rispettivamente nel 1898[30] e nel 1900[31], che abitavano a Capodimonte[32], da lui seguiti per circa un decennio, con cui strinse un amichevole rapporto, mantenutosi per tutta la vita.

Secondo la biografia ufficiale Amedeo a nove anni era stato inviato a studiare in Inghilterra; poi, tornato a Napoli, venne avviato alla carriera militare per cui fu iscritto al Reale Collegio della Nunziatella di Napoli. E probabilmente fu in quegli anni che il professore Forcina cominciò ad impartirgli le sue lezioni.

Fig. 9. Cartolina per Raffaella Forcina, circa 1912: Elena, Amedeo e Aimone d'Aosta.

 

 

 

Fig. 10. Cartolina d'auguri per il prof. Giovanni Forcina, 1 Gennaio 1912.

In un suo tema del settembre 1914, conservato tra le carte di famiglia[33], Amedo esamina le problematiche della prima guerra mondiale, scoppiata in luglio, che ritiene "un orrore". Ed in un altro tema, del 27 giugno 1915, racconta dell'impresa del comandante Caghi che, di passaggio per Napoli, aveva raccontato della sua conquista di Tripoli del 1911[34]. Poi in una lettera del 14 luglio dello stesso anno invia sue notizie dal fronte, dove è andato a combattere col padre, Emanuele Filiberto, secondo duca d'Aosta. Tornato a Napoli, continua gli studi, aiutato sempre dal suo caro professore, che ringrazia affettuosamente in una lettera del 31 ottobre 1920 per il buon esito degli esami, grazie alle "brevi, succinte e compendiose nozioni" da lui inculcategli nei giorni precedenti all'esame[35]. Poi ha continuato gli studi in Inghilterra, all'Eton College e alla Oxford University, laureandosi qualche anno dopo in giurisprudenza all'Università di Palermo. Ancora nel 1927 ricordava con affetto il suo professore, grato per i suoi insegnamenti, inviandogli i migliori auguri[36]; e nel 1938 inviava gli auguri di Natale da Addis Abeba.

Fig. 11. Biglietto d'auguri di Amedeo di Savoia, Addis Abeba, 1938.

 

Ma la sua brillante carriera militare terminò il 1941 , quando, dopo un lungo assedio sull'Amba Alagi, dovè firmare le condizioni di resa, così, fatto prigioniero, fu trasferito in Kenya, dove morì di tubercolosi e malaria il 3 marzo 1942 nell'ospedale di Nairobi.

 

Fig. 12. Amedeo d'Aosta.

 


 

Fig. 13. Aimone d'Aosta.

 

Anche Aimone mostrò il suo affetto per il professor Forcina. Uscito nel 1916 col grado di guardiamarina dall'Accademia Navale di Livorno divenne sottotenente di vascello l'anno seguente e poi partecipò alla Prima Guerra Mondiale[37]. Ed in un biglietto di quel periodo, 26 gennaio 1919, ringraziava il caro professore per il suo caro ricordo, sempre vivo[38]. Proseguendo la sua fulgida carriera militare, nel 1933 fu promosso a capitano di corvetta, poi l'anno seguente a capitano di vascello, ma, pur con tutti i suoi impegni, non dimenticava mai il suo antico maestro: in una lettera del 1935, dopo avergli diffusamente parlato del "gorgo della vita" in cui era immerso, chiedeva di perdonare gli errori di grammatica, concludendo "è un marinaio che scrive con tutto il cuore e molto affetto"[39]. Poi il 24 dicembre 1935, col grado di ammiraglio, sbarcò a Massaua, dove assunse il comando delle siluranti del mar Rosso. E qui il 1936 rispondeva ad una missiva di auguri inviatagli dal suo caro professore[40]. E nel 1939 gli inviava un'altra lettera per ringraziarlo degli auguri di compleanno[41]. Poi, il 18 maggio 1941 fu creato re di Croazia col nome di Tomislavo II, malgrado la sua riluttanza, perche si era dovuto congedare dalla Regia Marina, la sua vera passione. Comunque egli non volle mai recarsi in Croazia, lasciando il governo nelle mani di Ante Pavelic e dei suoi ustascia. E per questo motivo non volle mai farsi chiamare sire, abdicando al titolo il 12 ottobre 1943. E di ciò rideva col suo professore, che gli chiedeva se doveva chiamarlo sire o maestà, per il quale rimaneva sempre il suo alunno Aimone. Durante gli ultimi mesi della seconda guerra mondiale divenne comandante della base militare di Taranto; poi, dopo il referendum istituzionale, abbandonò l'Italia trasferendosi a Buenos Aires, dove morì il 29 gennaio 1948 per un infarto. Ma pochi mesi prima del referendum, il 16 marzo 1946, aveva scritto al suo professore per felicitarsi dello scampato pericolo: lo aveva infatti cercato invano a Napoli ma solo dopo mille traversie era riuscito a sapere che dopo i bombardamenti era fuggito sano e salvo in Abruzzo, dai suoi parenti[42].


Fig. 14. A Napoli, in via Luca da Penne, verso gli anni '40.

 

Gli ultimi anni

Per alcuni anni, fino allo scoppio della seconda guerra mondiale, egli restò a Napoli, occupandosi della riedizione della grammatica, della sintassi e degli esercizi. Comunque, malgrado le resistenze della moglie, non aveva interrotto i rapporti con i familiari abruzzesi. Anzi, non avendo avuto figli, cominciò a pensare all'erede, da scegliere tra le quattro figlie della sorella Caterina e del cognato Nicola Cecchini, che abitavano a Notaresco, in provincia di Teramo, Maria Delia, Giovanna, Fernanda e Armanda (detta Dina). Egli, con mezzo accordo della moglie, pensava a Fernanda, che si rivelava la più pronta a seguire gli studi classici: ma ella riusciva antipatica, incapace di accattivarsi gli zii, al contrario di Giovanna, che nel '38 era considerata l'erede designata. Malgrado ciò, quando le ragazze vennero a Napoli per l'Università, non furono ospitate a casa Forcina: ma lo zio non le trascurò. Anche vecchio e quasi cieco per la cataratta,andava a trovarle e seguiva i loro curricula. Nel '41 si laureò Giovanna, poi Fernanda, in fretta, sotto i bombardamenti, che luglio del '43 colpirono il palazzo di zio Giovanni a Via Luca da Penne 5, dove crollò l'intero vano attiguo alla sua abitazione. Perciò i due vecchi decisero prima di andare a Roma, dove subirono altri bombardamenti, poi a Notaresco, dove si trovavano l'8 settembre. Pochi mesi dopo, ai primi di gennaio del '44, moriva la moglie, trasportata dopo qualche tempo a Napoli. E qui il vecchio professore restò un altro anno per sistemare le varie questioni patrimoniali ed operarsi di cataratta, poi tornò in Abruzzo, a Giulianova, sul mare, dove si erano trasferiti i Cecchini, sistemandosi presso Giovanna, che aveva sposato il palermitano Salvatore (Totò) Ingrassia, dove trascorreva il tempo ad accudire le tre bambine, Mariella, Anna[43] e Paola, che lo chiamavano "zio Api" (zio di Napoli). Si rivelò in vecchiaia "padre" affettuoso, riverito anche dagli altri due pronipoti, Michele e Maria (che attendevano un cenno benevolo dal balcone, quando calava il panierino con i confettini, anzi talvolta venivano ammessi alla sua presenza, sempre per il "rito della consegna del confettino")[44]. Nel 1960 si maturò quello che si temeva da tempo. Totò Ingrassia, dopo essersi ben piantato in Abruzzo, macerato dal continuo ricordo della mamma lontana, otteneva il trasferimento a Palermo, dove traslocò anche il vecchio professore, che vi morì il 26 ottobre 1960.

 

Lettera di congedo del prof. Giovanni Forcina [45]

Napoli, 9 novembre 1934 - XIII

Illustre e caro Preside,
non senza commozione rimetto a lei la mia domanda per essere collocato a riposo. Ella è stato buono con me, sia in altre occasioni, sia in questa circostanza, facendomi affettuose premure perché io rimanessi ancora in servizio. La ringrazio di cuore. La decisione che ho presa, mi costa oggi e più mi costerebbe dimani. Nell'atto che si spezzano, allora si sente la forza dei legami, che la consuetudine attenuava, onde siamo avvinti a quanto ci è caro.

Ed a me carissimo è questo "Vittorio Emanuele", dove ho trascorso tutta la mia vita, dai venti anni in poi. Ad esso tutto ho dato; ma ne ho ricevuto assai più di quello che ho dato: e specialmente questa consapevolezza, nel momento attuale, di non aver vissuto invano, se qualche stilla di bontà, se qualche seme di bene è passato per la mia parola, con il mio insegnamento, nell'animo dei giovani studiosi. Sono stato istitutore e segretario, bibliotecario e cassiere; ho insegnato dalla prima all'ultima delle nostre classi; ed ho avuto infine l'onore di consegnare a lei, preside Landogna, l'Istituto in funzione nel 1929. Sono passato, così, attraverso sei diverse Presidenze. Alla fine di tanto lungo, se pur modestissimo cammino, riporto confermata la convinzione che il campo del nostro lavoro, carissimo preside, ha in sè una nobiltà, la quale trascende la tenuità del nostro ufficio o del nostro grado. L'animo mio corre alle scolaresche che passarono nelle nostre aule: ai Giovani, cari sopra gli altri, c he fecero offerta di sé per i nuovi destini della Patria; agli altri, che da allievi sono diventati amici, e ci accompagnano fiduciosi i loro figlioli; agli ultimi infine di questi anni, nei cui occhi vivaci, nel cui saluto festoso traspare l'animo schietto ed entusiasta.

A tutti. Agli amati Superiori, ai Colleghi, o vecchi incomparabili amici, o giovani ultimamente entrati nei ranghi, agli allievi vicini e lontani; a tutti io domando indulgenza e perdono, in questo momento del distacco, se fui tante volte verso di loro inferiore ai miei doveri.

Mi valga l'amore che ho sempre nutrito e nutro tuttora per la nostra Scuola, come fucina di italianità, e specialmente per questo Ginnasio, che è il tronco sempre verde, il vivaio sempre ricco della nostra istruzione secondaria.

Tale amore mosse me, al seguito di altri più valenti, negli anni lontani, a lavorare per il risveglio della coscienza della nostra missione, nello stato moderno; tale amore, negli anni più vicini, fortunosi e radiosi, diede a me e ai colleghi del "Vittorio Emanuele", lo slancio, onde questo nostro Liceo fu sempre la cellula di un nucleo fascista, di un fascismo essenziale, talora senza tessera, per cui le parole nuove della Rinascita "credere, obbedire, combattere", prima ancora che il nuovo spirito passasse negli ordinamenti nuovi del Regime, informarono la nostra vita di insegnanti.

Nella evocazione di questi sentimenti, prendo congedo da Lei, carissimo preside, e da tutti - insegnanti, alunni, e personale di segreteria e di servizio -. A Lei e a tutti, conceda Iddio soddisfazioni personali e familiari, e lena per portare sempre più in alto il vecchio e glorioso Liceo "Vittorio Emanuele".

Con devota stima, suo affezionatissimo

Giovanni Forcina

 


Fig. 15. Giovanni Forcina negli anni '50.

 

Bibliografia di Giovanni Forcina

G. FORCINA, Luciano e i Romani: Sulla satira dei costumi Romani del secondo secolo dopo Cristo, Napoli, Stab. Tip. Pierro e Velardi, 1899.

G. FORCINA, Per i nostri morti, nella commemorazione degli studenti del Liceo V.E. caduti nella guerra, 22 giugno 1919, Napoli, Tip. S.Morano, 1919.

G. FORCINA, Italia e Roma: Nuovo Corso di Lingua latina ad uso delle scuole medie. Volume Terzo per la terza classe, Napoli, A. Morano, 1930.

G. FORCINA, Grammatica latina: Volume I. Morfologia, Napoli, A. Morano, 1932.

G. FORCINA, Ars et labor. Corso di esercizi latini. Volume primo, Napoli, A. Morano Ed., 1932, 3ª ed. 1935.

G. FORCINA, Ars et labor. Corso di esercizi latini. Volume secondo; volume terzo, Napoli, A. Morano Ed., 1933.

R. D'ALFONSO G. FORCINA, a cura di, Vigilia: Antologia latina per le prime classi ginnasiali, seconda ed., Napoli, A. Morano Ed., 1933.

R. D'ALFONSO G. FORCINA, Grammatica latina, Napoli, A. Morano Ed., s.d.

R. D'ALFONSO G. FORCINA, Sintassi, Napoli, A. Morano Ed., 1933.

G. FORCINA, Citatiore gradu: Corso di esercizi latini per gli Istituti magistrali e tecnici, vol. I, Napoli, A. Morano Ed., 1934.

R. D'ALFONSO G. FORCINA, Ars et labor. Corso di esercizi latini. Volume secondo; volume terzo, Napoli, A. Morano Ed., 1934.

R. D'ALFONSO G. FORCINA, Grammatica latina, Vol. I Morfologia, Napoli, A. Morano Ed., 1935.

G. FORCINA, Le favole di Fedro: Commentate ad uso delle scuole medie da Giovanni Forcina, Napoli, A. Morano Ed., 1938.

 

Maria Sirago




Note

1. C.CARRINO, L'archivio storico del Liceo Ginnasio "Vittorio Emanuele II", Inventario, Napoli, Vivarium, 2005, Prefazione di F. Di Vaio, pp. 23 ss., p. 26, n.9.

2. G. FORCINA, Luciano e i Romani: Sulla satira dei costumi Romani del secondo secolo dopo Cristo, Napoli, Stab. Tip. Pierro e Velardi, 1899.

3. Biblioteca del Liceo Ginnasio Vittorio Emanuele, Stati di servizio, p. 90.

4. Qualche anno dopo Caterina sposò, con somma soddisfazione, il figlio di una baronessa, per cui si affrettò ad invitare gli sposi al paese per presenziare al battesimo della primogenita Maria Delia, nata nel 1915, e questa volta la cognata Raffaella, che si era sempre rifiutata di andare "tra i montanari", dovè fare buon viso ed accompagnare il marito, ospitata dalla cognata, con cui non ebbe mai buoni rapporti. Per queste notizie cfr. le "Memorie" di V.SIRAGO confluite nel romanzo La nuora perfetta, edizioni Tracce, Pescara, 1997, pp. 62 ss. in cui il professore ha il nome di Giuseppe e la sorella quello di Fiorella.

5. Secondo Congresso Nazionale delle Scuole Medie, Cremona 25-28 settembre 1903, Prato 1904. La sezione napoletana è presente con 7 delegati, tra cui il Forcina. Per queste notizie cfr. F. Di Vaio, a cura di, Cronache e Annuari Materiali per l'Esposizione Universale di parigi del 1900, Opuscoli e Riviste del Regio Liceo Vittorio Emanuele II di Napoli, La Città del Sole, Napoli, 2007.

6. Quarto Congresso Nazionale delle Scuole Medie, Milano, 25-28 settembre 1905, Atti Pistoia 1905(volume del Forcina).

7. Sesto Congresso Nazionale della Federazione fra gli Insegnanti delle Scuole Medie, Napoli, Cremona 24-27 settembre 1907 - Assisi 1908. La sezione napoletana con 144 soci è presente con 8 delegati, tra cui il Forcina, che nella quarta giornata presenta alcuni interventi, pp. 392-393.

8. Sesto Congresso Nazionale della Federazione fra gli Insegnanti delle Scuole Medie, pp. 392-393.

9. Cfr. T. TOMASI, G. GENOVESI, C. CATARSI, D. RAGAZZINI, G. LOMBARDI, La scuola secondaria in Italia (1859-1977), Firenze, Vallecchi ed., 1978, p. 186: in particolare si interessò alla istituzione del "ginnasio liceo moderno", del 1911-12, in cui si introduceva lo studio della seconda lingua straniera.

10. Archivio Storico del Ginnasio Liceo Vittorio Emanuele, Libro delle adunanze, 19 novembre 1919, p. 146.

11. Archivio Storico del Ginnasio Liceo Vittorio Emanuele, Libro delle adunanze, 25 ottobre 1915, pp. 32 ss., 21 ottobre 1916, pp. 69-70, 19 novembre 1919, pp. 143 ss.

12. Archivio Storico del Ginnasio Liceo Vittorio Emanuele, Libro delle adunanze, 23 ottobre 1920, pp. 166 ss., 31 ottobre 1921, pp. 183 ss., 20 novembre 1923, fogli sparsi (il libro termina con i fogli sparsi).

13. S.ROMANO, La quarta sponda. La guerra di Libia, 1911/1912, Torino, ed. Bompiani.

14. Nella rivista "L'Istruzione media", Organo della Federazione Nazionale degli Insegnanti delle Scuole medie, a. X, n. XVII-XVIII, Napoli, 20 0ttobre 1911, dato il momento critico che attraversava l'Italia per la guerra di Libia, pur discutendosi sulle carriere e sugli stipendi degli insegnanti, il Consiglio Federale aveva deciso di non chiedere un impegno preciso; ed il Forcina, che era abbonato alla rivista (poi donata al suo Liceo e conservata oggi nella sua Biblioteca) aveva scritto a margine di suo pugno delle osservazioni in merito. Poi nel n. XXI_XII del 5 dicembre 1911, si era discusso sull'articolo del Presidente della Federazione Giovanni Sanna "Ed ora?", sulla citata guerra, definito antipatriottico, per il quale Sanna si era dimesso. E tra gli intervenuti il Forcina esortava il Sanna a dichiarare l'estraneità dei consiglieri a quanto da lui scritto, visto che tutti i consiglieri non volevano incorrere nella stessa accusa di antipatriottismo, favorevoli com'erano alla citata guerra.

15. V. SIRAGO, La nuora perfetta, cit., pp. 67-70.

16. Archivio Storico del Ginnasio Liceo Vittorio Emanuele, Libro delle adunanze, 26 maggio 1915, p. 20, doc. cit. in C.CARRINO, L'archivio storico del Liceo Ginnasio "Vittorio Emanuele II", cit., p. 26.

17. Archivio Storico del Ginnasio Liceo Vittorio Emanuele, Libro delle adunanze, 29 settembre 1916, p. 66.

18. G. FORCINA, Per i nostri morti, nella commemorazione degli studenti del Liceo V.E. caduti nella guerra, 22 giugno 1919, Napoli, Tip. S. Morano, 1919 (l'unica copia reperita, presso la Biblioteca centrale di Firenze, è andata distrutta nell'alluvione del 1966).

19. M.A. LEDEEN, D'Annunzio a Fiume, Bari, Laterza, 1975.

20. M.A. LEDEEN, D'Annunzio, cit., p. 55.

21. C.CARRINO, L'archivio storico del Liceo Ginnasio "Vittorio Emanuele II", cit., p.167, foto n. 56, conservata nell'Archivio Storico del Liceo Vittorio Emanuele.

22. Wikipedia.

23. Archivio di famiglia, della nipote Giovanna Cecchini.

24. Nella nota bibliografica sono citate le riedizioni degli anni '30, conservate nella Biblioteca Centrale di Firenze. Io posseggo Italia e Roma. Nuovo corso di lingua latina ad uso delle scuole medie, volume secondo per la seconda classe, Napoli, Alberto Morano ed., privo dell'anno di edizione, ma degli anni '20. Quelli degli anni '30 sono stati ripubblicati a cura di Roberto D'Alfonso e Giovanni Forcina.

25. Ricordi di Vitantonio Sirago.

26. Archivio di Famiglia, Giovanna Cecchini.

27. Archivio Storico del Ginnasio Liceo Vittorio Emanuele, "Verbali della Presidenza", ottobre 1925 - 30 gennaio 1943, 23 ottobre 1929 - VII, discorso di Giovanni Forcina sul nuovo preside, promosso al grado di console.

28. R. Liceo Ginnasio "Vittorio Emanuele II", Napoli, Annuario dell'anno Scolastico 1934-35, XIII, S.I.E.M. Stabilimento Industrie Editoriali Meridionali, 1935, pp. 422-428.

29. C.CARRINO, L'archivio storico del Liceo Ginnasio "Vittorio Emanuele II", cit., p.172, foto n. 69, conservata nell'Archivio Sorico del Liceo Vittorio Emanuele.

30. A. BERRETTA, Amedeo d'Aosta, Milano, Garzanti, 1948, poi Roma 1953; ibid., Amedeo d'Aosta. Il prigioniero del Kenia, Roma, ELI, 1956.

31. G. VIGNOLI, Il Sovrano Sconosciuto, Tomislavo II Re di Croazia, Milano, Mursia Ed., 2006.

32. M. LEONARDI, a cura di, Amedeo d'Aosta, Roma, Organizzazione Editoriale italiana, 1966, p. 28: nel 1905 il padre Emanuele Filiberto, duca d'Aosta, era stato nominato Comandante del Decimo Corpo d'Armata che aveva la sua sede a Napoli, trasferendovisi il 22 giugno nel palazzo reale di Capodimonte.

33. Le carte citate sono conservate dalla nipote Giovanna Cecchini, residente a Palermo.

34. P. MALTESE, La Terra Promessa. La guerra italo - turca e la conquista della Libia, Milano, 1968; S. ROMANO, La guerra di Libia 1911-1912, Milano, 1977.

35. Capodimonte, 31/10/1920, Carissimo Professore, grazie al suo gentile e premuroso interessamento, le prove sono terminate bene, anzi molto meglio di quanto mi aspettavo. Le brevi, succinte e compendiose nozioni che ella mi ha inculcato avanti ieri, mi sono state veramente preziose e mi hanno condotto felicemente attraverso le insidie dell'esame! Ho ricevuto pure il vocabolario Carducciano che mi aiuterà e mi farà maggiormente apprezzare i forti versi del poeta toscano. Grazie dunque di tutto, e di tutto cuore, di ciò ch'Ella ha fatto per me nel passato e nel presente (non facendo uso del jus privatum per certe marachelle vecchie!!) e le invio una cordiale stretta di mano. Affezionatissimo Amedeo di Savoia Aosta. P.S. data la crisi della carta, ridurrò le dimensioni dei miei caratteri cubitali! Il buon Colonnello Medici mi incarica di molti cordiali affettuosi saluti e dirle che ho avuto 9 italiano scritto 9 italiano orale 9 latino 8 storia ecc. e così via! Perché non si ricorda il resto.

36. Capri, 26-X-1927, Caro Professore, trovo ora la sua gentile lettera e memore dei tempi passati le invio con anima grata tutti i miei vivi ringraziamenti. Spero di trovare il tempo per rivederla in questi giorni e le invio i miei migliori saluti Amedeo di Savoia Aosta.

37. G. VIGNOLI, Il Sovrano Sconosciuto, cit.

38. 26-1-19, Caro Professore, ho trovato ieri, tornando da Trieste, la sua cara lettera; Le sono veramente grato per le buone ed affettuose parole rivoltemi. Le sue parole mi sono giunte tra le più gradite poiché mi sono sentito ricordato da uno dei miei primi maestri del tempi "ormai tanto lontani". Di nuovo grazie di cuore dal suo affezionatissimo Aimone di Savoia.

39. II-III-1935 - XIII, Palazzo Quirinale, Roma Caro professore, non può immaginarsi come le sono riconoscente per la sua cara, buona lettera, per il suo costante affetto, per il fedele pensiero. La ringrazio di tutto cuore e le assicuro che anche io serbo un caro ricordo del mio Professore di latino, molto buono e, soprattutto, paziente. Sì, ha proprio ragione, e, pur secondo un luogo comune, il vortice della vita mi (sic) travolgendo e trasportando non so neppure io dove; ma tento di stare a galla e di tenere la testa fuori acqua. Non è facile poiché il gorgo, muovendosi dalla periferia verso il centro, va man mano aumentando di velocità e così pure la forza che trae erso il fondo ma se uno sa e può resistere, viene il momento in cui viene lanciato, dalla forza del gorgo stesso, alla superficie ed in sicurtà! Il mio nuovo lavoro al R.A.C.I. è così., per ora sto lottando, vedremo il seguito!! Mi dispiace apprendere della sua uscita dai ranghi poiché so dell'amore e della passione che Lei portava nel suo insegnamento, Le sia però di consolazione la soddisfazione del suo dovere pienamente compiuto. Mio fratello è guarito ed è rientrato in sede a Trieste, spero di andarlo a trovare tra qualche giorno. Ci sa quanti errori di grammatica in questa mia, non mi dia zerto e non ci badi, è un marinaio che scrive con tutto il cuore e molto affetto. Molti buoni auguri, cordialmente, suo affezionatissimo Aimone di Savoia Aosta.

40. R.E. Pntera, Massaua, 13-I-1936 XIV, Caro Professore, ho ricevuto il suo messaggio augurale in questi lontani (e caldi) mari della Patria, il suo pensiero ed il suo augurio mi sono giunti particolarmente graditi e di tutto cuore Le invio il mio voto affinchè dopo tanto soffrite possa anche Lei ritrovare la pace che solo può dare una perfetta salute. Per ora sto bene, si lavora parecchio e sono soddisfatto della mia destinazione. Si può chiedere di più? Ancor molti auguri e saluti cordiali, suo affezionatissimo Aimone.

41. R.I.A. da Barbiano, La Spezia, 16- III- 1939 - XVII, Mio caro e buon Professore, mi scusi se solamente adesso rispondo alla sua buona lettera per ringraziarla del pensiero fedele e costante che ha per me e per gli auguri che mi ha inviato per il mio compleanno giunti graditissimi poiché provengono dal suo animo devoto e affezionato e quindi non possono essere altro che dettati dal suo cuore sincero. Gli anni, sì, passano, ma la saggezza non mi ha ancora sfiorato, mi sembra; e se molte cose ho imparato temo che lo scrivere correttamente non sia ancora il mio forte. Povero professore, quante fatiche!! Tra breve partirò per la Persia ove rappresenterò il nostro Sovrano al matrimonio di quel Principe ereditario. Nuovo viaggio interessante, ma non tyema che lo secchi con un nuovo libro da correggere. Ancora molte grazie e cordiali affettuosi saluti dal suo affezionatissimo Aimone di Savoia Aosta.

42. Roma, 16 - III- 1946, Carissimo Professore, Che gioia mi ha data la sua lettera; subito dopo la liberazione di Napoli e diverse volte in seguito ho cercato di Lei al suo vecchio indirizzo all'Arco Mirelli (via Luca da penne n. 2, n.d.r.) ma mi venne sempre riferito che il Prof. Era in Abruzzo e nulla più, per cui non sapevo cosa pensare. Ora finalmente so che sta bene, anche se lontano, di fronte al freddissimo amarissimo, e ciò mi conforta poiché ho sempre un profondo affetto per il mio vecchio Professore che tante volte ho fatto disperare. Grazie per il ricordo rivolto a mio fratello e per gli auguri per il mio compleanno, ormai il 46.mo! In questi ultimi mesi sono stato poco bene, ho avuto un'ulcera perforante al duodeno, non è stata necessaria l'operazione ma la cura è lunghissima e noiosissima. Le accludo una fotografia di mio figlio [Amedeo, avuto da Irene di Grecia] che compie ora trenta mesi, sono sicuro che l'interesserà d'averla poiché la considero di famiglia e queste cose devono interessarla. Anche mia madre si è sovente ricordata di lei ed ha provato, ma invano, di avere sue notizie. Ancora grazie del buon e fedele ricordo, anche a Lei i miei auguri più cordiali ed affettuosi dal suo affezionatissimo Aimone di Savoia.

43. Per Anna scrisse anche una "Favola di Orfeo".

44. Ricordo di Maria Sirago.

45. R. Liceo Ginnasio "Vittorio Emanuele II", Napoli, Annuario dell'anno Scolastico 1934-35, XIII, S.I.E.M. Stabilimento Industrie Editoriali Meridionali, 1935, pp. 425-428.



Estratto da Quaderni del Vittorio Emanuele, n. 5/2009, pp. 153-170.