Archivio storico

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Alunno Di Giacomo: quattro in storia e geografia

Pubblicato in volume un prezioso inventario delle carte del
Liceo classico napoletano, il più antico d'Italia

di Natascia Festa

 

L'Inventario dell'Archivio storico, edito nel 2005.L'alunno Di Giacomo Salvatore non conosceva la mediocrità: era bravissimo in italiano, ma «ciuccio» in storia e geografia. Proprio lui che avrebbe esordito anche come storico erudito. Nella sua pagella, al 10 ai temi di letteratura - per la verità difficilissimo da ottenere in quei tempi - fa da contraccolpo un mortificante 4 in storia e geografia. Anche quando la storia è Naturale, l'alunno zoppica un po' e becca un altro 4 che precipita in un 3 alla fine dell'anno scolastico. Che è il 1874-75. Va appena un po' meglio il suo compagno di classe Zingarelli Nicola, che si allenava a diventare quel filologo rigoroso che è stato, evitando voti al di sotto del 6. Metodo, dunque, ma nessun guizzo creativo, perché il 10 in Italiano scritto di Di Giacomo Salvatore se lo sognava. Per i due liceali quello era l'anno della licenza, che ottennero entrambi non brillantemente: Di Giacomo Salvatore con 86 su 120 e Zingarelli Nicola con 79 su 120.

Da Di Giacomo a Riccardo Muti, il «Vittorio Emanuele», primo Liceo d'Italia perché fondato nel 1860, è stato la palestra intellettuale di personaggi che poi sarebbero diventati notissimi, ma soprattutto della classe dirigente cittadina. L'archivio storico, che per la prima volta viene sistemato e indagato scientificamente, è un vero giacimento di informazioni e consente di guardare la storia di Napoli da un osservatorio inconsueto.

«Con questo volume, si corona una iniziativa coraggiosa di recupero e valorizzazione partita nel 2002, grazie al rinnovato interesse per le fonti della storia dell'educazione e della scuola - dice la curatrice, prof. Candida Carrino -. Si tratta del progetto di riordino dell'archivio del più antico liceo statale napoletano, il Liceo ginnasio ''Vittorio Emanuele II'', nato il 30 settembre 1860, con un decreto a firma di Francesco De Sanctis, all'epoca direttore del ministero dell'Istruzione pubblica. La scuola era continuazione della Casa e Convitto del Salvatore, primo liceo laico del Regno delle Due Sicilie, istituito nel 1769 da Ferdinando IV di Borbone. L'archivio storico costituisce un complesso documentario di straordinaria importanza, che al momento del censimento si presentava scompagnato e informe e che solo adesso possiamo misurare nelle sue circa mille unità archivistiche».

 

Cioè?Diploma di ammissione alla IV classe del ginnasio (1925).


«Parliamo di registri e buste contenenti al loro interno decine e decine di fascicoli, che coprono un arco cronologico dagli inizi dell'Ottocento agli anni Sessanta del Novecento. L'archivio è stato organizzato in cinque sezioni
Alunni, Amministrazione e contabilità, Attività didattica, Affari del personale, Pia Fondazione Liceale Paladini. L'asse portante della documentazione conservata è, senza dubbio, quella relativa alla serie Registri generali degli alunni, della sezione Alunni, il più antico dei quali risale al 1862. Essi forniscono dati fondamentali sia per una ricerca approfondita su casi individuali, ma anche per un'analisi della distribuzione sul territorio della popolazione scolastica, sui ceti sociali di provenienza, sul processo di scolarizzazione attivato dall'Istituto. Di non minor pregio sono le carte relative agli antichi titoli di nobiltà della feudalità napoletana. Vi è conservata, ad esempio, una raccolta di circa 30 mila diplomi vari. È stata, inoltre, realizzata, mediante il software Arianna, la schedatura informatizzata di tutto il materiale, studiata per essere consultata anche da parte di un pubblico non specialistico […]»

Perché, pur essendo un liceo classico, il Vittorio Emanuele ha avuto tra i suoi docenti scienziati eminenti, come Mercalli e Moncharmont?
«L'aspetto più importante, al di là delle personalità eccellenti in discipline umanistiche o scientifiche è che il liceo aveva il compito di formare la classe dirigente, anche quando essa era di regime, perché alla licealità classica era affidata la formazione dei ceti alti della società».

Dalle carte è possibile ricostruire gli umori politici?
«Ci sono esempi importanti in questo senso. In clima di restaurazione preunitaria, i Borbone avevano ridotto al minimo le visite a casa degli allievi, per evitare che incontrassero persone che potessero inculcare in loro idee antigovernative. Parlo di visite a casa, perché non bisogna dimenticare che, fino al 1900, il ''Vittorio Emanuele'' ha avuto il convitto annesso».

E c'è di più. Il registro degli allievi è una sorta di anagrafe parallela, perché registra la maternità, paternità, la professione dei genitori e la strada di provenienza. E poi ci sono le foto. In quelle postunitarie gli studenti di quattordici anni, come quel Di Giacomo Salvatore, sembrano degli uomini maturi. Oggi, invece, anche gli insegnanti sembrano ragazzini.

 

Estratto dal Corriere del Mezzogiorno (maggio 2005).


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